Dopo una giornata trascorsa su un treno che mi ha portato lontano dalle persone che amo, e un pranzo in Svizzera costato come la mia prima busta paga, sono stata accolta da una città abbandonata (ma comunque in sciopero, pane quotidiano qui in Francia anche nei sabati più desolati) della quale non ho visto che la periferia. Dal momento che le mie innumerevoli contratture alla schiena urlavano solo la parola “letto”, ho ignorato il perfezionismo che mi contraddistingue fra le mura domestiche e dalla valigia ho estratto solo le lenzuola. Le lacrime, che già dal mattino mi pizzicavano gli occhi, sono scese con l’affievolirsi della luce dello screensaver..
Trovarsi lontani da casa per chi, come me, non è abituato a viaggiare è straziante. Non hai niente a cui appigliarti per avere un po’ di conforto, e dormire in una stanza buia, vuota, asettica, che odora di formaggio alsaziano ti fa sentire ancora più persa. Mi sono alzata e ho preso la felpa rossa, che da poco è la mia preferita perché è sfuggita alla “cleaning-police” capeggiata da mia madre e conserva ancora l’odore familiare di casa, di qualcuno che l’ha indossata, di stanze abitate e vissute. Quando passerà la sua prima notte nell’armadio, invece che tra le mie braccia, saprò che questo studio è parte di me. Scrivo queste cose perché tutti gli Erasmus con cui ho discusso hanno troppa fretta di descrivere i loro appuntamenti settimanali a feste orgiastiche, e si dimenticano di metterti in guardia sulla frustrazione dei primi giorni. Io non voglio dimenticare queste prime 48 ore di pura burocrazia e capillari scoppiati, passate con la perenne sensazione di essere una ritardata per il semplice motivo che gli impiegati parlano in una lingua che non è la mia prima. Domani, finalmente, la sveglia trillerà dopo le nove, e potrò aprire i miei occhi e il mio cuore alla mia nuova città.
Bonne nuit.
Questo post mi ha lasciato spiazzato. Mi hai comunicato un forte senso di solitudine e di amarezza. Sei una persona sensibile che parla con il cuore, e si vede.
RispondiEliminaBasta leggere queste tue poche righe, per comprendere quanto una persona in un paese straniero possa sentirsi frustrata. Pensiamo allora a quelle persone che non solo arrivano in un paese che non conoscono, ma che hanno lasciato la loro casa per povertà e miseria.
Come tu ti appigli alla tua felpa, rimasto l'unico ricordo non intaccato della tua vita in Italia, così gli immigrati rimangono ancorati alle loro tradizioni per sentirsi un pizzico di più a casa propria.
è giusto allora discriminare queste persone? Io non credo...